
Con “Back To Life” al Festival Blue: ci vediamo il 12 giugno a Genova!
Saremo presenti anche noi al Festival Blu, festival dedicato alla vita negli oceani promosso dall’ecosistema del Genova Blue District dal 3 al 14 giugno. Il festival, ispirato alla giornata degli oceani – l’8 giugno- intende fare il punto sul clima e sulla biodiversità marina attraverso attività dedicate a grandi e piccini: mostre, documentari, spettacoli, laboratori, giochi, expo di soluzioni innovative e conferenze.
Tra le tante attività disponibili consultabili sul programma l’appuntamento con I Tetragonauti è il 12 giugno alle ore 18:00. Con Yoge, studio genovese che si occupa di comunicazione sensibile, l’Acquario di Genova e Costa Edutainment parteciperemo racconteremo il nostro progetto “Back To Life”, un progetto contro l’inquinamento da plastica in mare.
Durante l’evento, dopo una presentazione delle nostre attività da parte del Presidente de I Tetragonauti, approfondiremo il tema del recupero e del riciclo della plastica durante un momento di dibattito condiviso e osserveremo un’installazione dei materiali raccolti in mare… perché i rifiuti sono risorse per stimolare la creatività!


Come accompagnare naviganti con vulnerabilità: si è tenuta a Genova una formazione per imparare a essere buoni volontari.
Svegliarsi in barca col rumore dell’acqua in sottofondo è davvero rilassante, dopo queste poche ore ho proprio voglia di immergermi nei progetti, non vedo l’ora di salire e navigare!”
Così Cecilia, una dei nuovi volontari in formazione lo scorso week-end a Genova, ha aperto di brainstorming finale l’ultimo giorno.
Cecilia, assieme ad altri quattro nuovi volontari e vari volontari “senior” – gli storici che supportano l’Associazione da anni, ognuno offrendosi con le proprie competenze e interessi – ha partecipato ad una due giorni ricca ed entusiasmante con l’obiettivo di avere un primo approccio con l’Associazione e con La Lady Lauren, la barca a vela su cui Cecilia salirà presto come volontaria. Se la giornata di sabato si è svolta presso lo spazio co-working offerto da una nostra volontaria genovese, il pranzo, la sera di sabato sera, la notte e la domenica mattina sono infatti trascorsi proprio in barca.




Le prime ore assieme, in particolare, sono state dedicate ad un racconto della nostra mission da parte del Presidente e a uno scambio sulle motivazioni che guidano l’operato di un volontario guidato dalla referente volontari, Francesca Merlini. Spostatisi poi sulla Lady, ormeggiata al porto di Genova, dopo aver supportato il comandante nel lavoro manuale necessario per montare le vele per la stagione – così da rendersi conto che il lavoro di un volontario è, anche lavoro logistico e poco poetico, ma utile e necessario affinché le navigazioni possano avere luogo – un pranzo condiviso a base di ricotta e mozzarella, focaccia ligure e tante verdure è stata l’occasione per rifocillarsi.




Il pomeriggio, tornati al coworking, è stato invece dedicato prima a una discussione sul senso, la necessità e gli strumenti utili per comunicare all’esterno l’attività in barca e poi al mini corso BSLD (Basic Life Support and Defibrillation, una formazione sulle manovre di rianimazione cardiopolmonare e l’utilizzo del defibrillatore semiautomatico in caso di arresto cardiaco) gestito dalla nostra volontaria Daniela XXX.
La notte, poi, alcuni dei volontari hanno dormito assieme in barca e per i nuovi è stata l’occasione per rendersi conto che “in spazi così stretti o ti strangoli oppure vai molto d’accordo” – come scherzando ha esclamato Niccolò. I volontari senior lo hanno rassicurato:
è difficile che ti strangoli, in barca si crea una bolla e accadono cose strane, la vicinanza e le relazioni umane diventano un modo per crescere assieme”.

Tra i tanti temi che sono stati toccati durante il momento di restituzione dell’ultimo giorno è stato sollevata la questione della ricerca di un equilibrio tra il desiderio di supportare i giovani vulnerabili che salgono a bordo durante i progetti, incentivando la loro capacità di mettersi in gioco, e la necessità di essere in grado di gestire le situazioni della quotidianità con fermezza e tempi rapidi.
A volte ci sono adolescenti che sanno usare molto bene il telefono ma non sanno tagliare una patata. – ha detto Daniela – Nella vita di tutti i giorni diventa difficile lasciarli sperimentare, ma bisogna sempre ricordarsi di non lasciarsi vincere dall’ansia e dai tempi stretti della navigazione e di non escluderli.”
Come quando durante la navigazione integrata dello scorso anno un gruppo di ragazzi ipovedenti, col supporto di altri ragazzi naviganti senza disabilità visiva e la supervisione del comandante e dei volontari, hanno preso il timone allo Stretto dei Fornelli: un momento significativo (qua trovi il racconto di chi lo ha vissuto) che gli storici volontari de I Tetragonauti hanno ricordato con emozione! Oppure, ancora, un’esperienza simile l’ha raccontata Francesca, che ha rammentato l’imbarco con un giovane ipovedente che nei turni di lavoro in cucina desiderava con tutto sé stesso tagliare le verdure.
Io ero in gran difficoltà – spiega – perché non sempre riusciva senza farsi male, eppure mi sono detta che dovevo sì aiutarlo, ma senza sostituirlo. Spesso le persone con disabilità che salgono con noi non sono viste dalla società, oppure sono troppo viste e protette da chi vuole loro bene. Magari quel ragazzo a casa non aveva mai tagliato una carota… e ho realizzato che anche quello poteva essere, per lui, un apprendimento, una sfida, un fattore di crescita che si portava a casa una volta sceso a terra.”


Un po’ intimoriti dall’idea di essere un modello educativo, ma rincuorati dall’idea che essere un buon volontario significa semplicemente esserci, vedere le persone con vulnerabilità che prendono parte ai progetti de I Tetragonauti e accompagnarli a modo nostro nell’esperienza, i giovani nuovi volontari Tetragonauti hanno lasciato la Lady Lauren pieni del desiderio di tornarci prima possibile. Che sia dando il proprio contributo con una partita a scacchi, con una buona pasta al tonno, con una chiacchierata o con una nuotata in mare aperto ciò non importa, perché il buon volontario porta in barca sé stesso, le proprie passioni, la propria sensibilità e le proprie capacità.
Se sei interessato a fare un’esperienza di volontariato contatta Francesca Merlini, la nostra referente volontari (333 464 7373) e seguici per conoscere più da vicino le storie personali dei nostri storici volontari*!
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“Un mare di possibilità”: a Genova l’ultimo incontro formativo prima della partenza in barca
Si è concluso martedì 29 aprile con l’ultimo incontro, il primo a Genova sulla barca de I Tetragonauti, il ciclo di formazioni per i ragazzi e le ragazze che stanno prendendo parte al progetto “Un Mare di Possibilità”.
Cofinanziato da Fondazione Comunitaria Monza e Brianza e nato grazie alla collaborazione con l’Azienda Speciale Consortile Consorzio Desio-Brianza (Codebri) il progetto si rivolge a giovani con disabilità per permettergli di misurare le proprie abilità cognitive, pratico-manuali, emotive e relazionali all’interno di un contesto nuovo mai sperimentato prima… quello della barca a vela!
Il Servizio di Formazione all’Autonomia (da qui SFA) di Codebri ha sede a Desio ed è un servizio sociale territoriale rivolto a persone con disabilità, che necessitano di interventi a supporto e per lo sviluppo di abilità utili a creare consapevolezza, autodeterminazione, autostima e maggiori autonomie spendibili per il proprio futuro, nell’ambito del contesto familiare, sociale, professionale.
I ragazzi coinvolti non necessitano di interventi ad alta protezione – spiegano gli operatori – il bisogno emergente è relativo al supporto e allo sviluppo di abilità utili a creare consapevolezza, autodeterminazione, autostima e maggiori autonomie spendibili per il proprio futuro, nell’ambito del contesto familiare, sociale ed eventualmente professionale. Il mondo della barca consente di lavorare proprio in questa direzione, è una sfida evolutiva significativa.”

La navigazione vera e propria avrà luogo dal 26 al 29 maggio a bordo della Lady Lauren, la barca storica de I Tetragonauti, ma prima di questa avventura ogni martedì mattina i partecipanti, divisi in grupppi, si sono incontrati nelle classi dello SFA di Co.De.Bri. a Desio per prepararsi all’imminente viaggio.
Durante gli incontri formativi sono stati affrontati i temi che caratterizzeranno le attività a bordo e che prendono origine dagli obiettivi dell’agenda 2020/2030 concernenti l’importanza dell’acqua e la prevenzione dell’inquinamento. Dopo esser poi entrati nel merito della vita di bordo e dopo aver affrontato gli aspetti più logistici il ciclo di formazione si è infine concluso con una gita a Genova per visitare e conoscere la nave.

Era importante che i ragazzi e le ragazze coinvolti non arrivassero alla navigazione avendo visto la barca solo in foto perché nessuno di loro aveva mai avuto esperienze di navigazione e conoscere gli spazi, toccare con mano, iniziare a mettere in pratica quanto appreso durante gli incontri di formazione era fondamentale.”
Spiega un operatore de I Tetragonauti. Dai gran sorrisi con cui i futuri naviganti sono tornati a casa possiamo dire che il risultato è stato raggiunto con successo e le cabine sono piaciute così tanto che nel viaggio di ritorno la mente era già lì, alle notti future circondati dal mare!







Salviamo il Monte San Primo!
Come parte del comitato “Salviamo il San Primo” domenica 30 marzo abbiamo collaborato alla realizzazione dello spettacolo “Donne che amano le piante”. Accompagnate al violino da Giulia Larghi e Clara Marzorati sui ruderi di un vecchio ski lift Marta Stoppa e Cristina Quadrio hanno messo in scena una storia di donne e piante, prima di un’altra performance di musica popolare realizzata dal gruppo dei D’Altrocanto.
Partendo al mattino dalla Colma di Sormano circa 150 persone si sono incamminate verso la vetta della montagna più alta del Triangolo Lariano, raggiungendo la quota di 1680 metri, mentre nel pomeriggio circa 200 persone (di cui solo una parte comprendeva i camminatori) hanno assistito, nell’area della Colma, all’evento teatrale.


L’iniziativa era promossa dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, alleanza di 35 associazioni attiva da due anni e mezzo per contrastare il progetto di costruzione di impianti sciistici sul territorio, per i quali verrebbero utilizzati milioni di euro di fondi pubblici stanziati in un periodo di conclamata crisi climatica, con sempre meno innevamento naturale e temperature incoerenti con l’attività sciistica. Il progetto causerà nuovo consumo di suolo e l’abbattimento di numerosi alberi in aree boschive che la Comunità Montana promotrice del progetto chiede di preservare.
Il Coordinamento è molto soddisfatto della grande partecipazione alla giornata di domenica e continuerà nei prossimi mesi con le iniziative di informazione sugli effetti negativi in caso di realizzazione del progetto. Prosegue anche la raccolta firme contro il progetto, che ha raggiunto le 3.500 adesioni. Tutte le informazioni sui contenuti e sulle iniziative del Coordinamento sono sul sito web bellagiosanprimo.com.
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29-30 marzo 2025: arriva a Milano una mostra benefica d’arte contemporanea per supportare I Tetragonauti APS
Si deve agli artisti Veronique Pozzi Painé, Serena Rossi ed Emanuele La Loggia l’idea di organizzare una mostra benefica a sostegno della missione di solidarietà sociale de I Tetragonauti. Seguendo la loro proposta altri ventisette artisti esporranno le loro opere presso il Centro Studi Circolo “La Caldara”, a Milano, con l’intento di raccogliere fondi a sostegno delle nostre attività e dar vita ad un connubio tra l’arte contemporanea – disciplina dedicata alla creazione di opere visive che sappiano rappresentare la realtà e le percezioni della fantasia – e la missione di solidarietà sociale de I Tetragonauti di migliorare il benessere delle persone in situazioni di vulnerabilità o svantaggio.
Un reading poetico a tema “Derive” inaugurerà la mostra il 29 Marzo alle ore 10:00 e vi prenderanno parte i poeti: Luigi Cannillo, Maria Pia Quintavalla, Giancarlo Sammito, Serena Rossi, Mariella Musso, Vitia d’Eva, Gabriele Colletti, Angela Passarello, Francesca Federici, Angelo Gaccione, Isabella Sangon Tenca, Roberto Caracci, Marina Massenz, Antonella Rizzo, Ottavio Rossani, Salvino Sagone, Annalisa Mambretti e Rosaria Munafò.
Oltre ai tre proponenti, prenderanno parte all’iniziativa regalando una o due opere individuali Diego Alto, Anjee Bertagna, Donatella Bianchi, Carlotta Bonfichi, Giulio Calegari, Maria Amalia Cangiano, Paolo Carnevale, Claudio Ciabatti, Martina Concato, Adriana Contarini, Gianfranco De Palos, Daniela Dente, Vitia d’Eva, Pardo Kichoeffel, Anna Lenti, Pino Lia, carlo Malandra, Nadia Nespoli, Emanuela Niada, Daniela Poduti Riganelli, Eleonora Prado, William Raffredi, Ottavio Rossani, Brigitta Rossetti,, Silvia Scanavini, Francesco Zaccone.
Le opere rimarranno esposte nei giorni 29 marzo (dalle ore 10:00 alle ore 14:00) e 30 marzo (dalle ore 10:00 alle ore 19:30) nella Sala Salvadanéè, al primo piano del Centro Studi Circolo “La Caldara”, in Viale De Amicis 17, a Milano. Le stazioni metro più vicine per raggiungere il luogo dell’evento sono Sant’Ambriogo (Metro Verde) e De Amicis (Metro Blu).
Una parte del ricavato della vendita delle opere sarà devoluto alla nostra Associazione. La modalità di acquisto e un catalogo delle stesse saranno pubblicati a breve.


I Tetragonauti viaggiano lungo rotte solidali!
Il viaggio verso l’estate è già iniziato. Per le tue vacanze quest’anno buttati con noi!
7 giorni e 6 notti da trascorrere all’insegna del relax e dell’avventura, con indimenticabili escursioni sulla terraferma e un’ampia varietà di attività ludico-sportive tra cui scegliere, snorkeling, immersioni subacquee, windsurf, sup, navigazione a vela, hiking e trekking!
È questa la proposta di turismo solidale per i nostri soci per l’estate 2025: un viaggio alla scoperta dei luoghi più belli della costa tirrenica che metta al centro il benessere, la protezione dell’ambiente e la giustizia sociale.
Da più di 20 anni promuoviamo percorsi che favoriscono l’autonomia e l’inclusione sociale per persone con disabilità, adolescenti in difficoltà, giovani e adultǝ con fragilità. Per i nostri soci, che sostengono il nostro lavoro condividendone i valori di solidarietà sociale, da quest’anno abbiamo pensato a una nuova opportunità di supporto all’Associazione: un’esperienza in barca a vela che faccia la differenza!
Pensati con tre diverse opzioni (quella per i RAGAZZI, quella per gli ADULTI e quella per le AZIENDE) i viaggi di turismo solidale 2025 prevedranno la partenza da La Spezia, San Vincenzo, Alghero e Olbia nei mesi da maggio a ottobre.
Richiedi il programma a v.gerli@itetragonauti.it; cell 3661371604 per scoprire i tre percorsi di TURISMO SOLIDALE 2025:
- VIAGGIO DI TURISMO SOLIDALE PER RAGAZZI: dal 2003 lavoriamo per promuovere percorsi di crescita e formazione, educazione ambientale ed educazione alla legalità con ragazzǝ di ogni età. Grazie alla presenza di educatori specializzati i ragazzǝ a bordo potranno mettersi in gioco in un contesto nuovo, scoprire nuove passioni e fare un’esperienza incredibile in campo nautico, educativo e naturalistico!
- VIAGGIO DI TURISMO SOLIDALE PER ADULTI: La nostra missione è la creazione di una comunità responsabile e attiva nella promozione della cultura di solidarietà e inclusione in cui ogni persona possa crescere e formarsi per realizzare le proprie aspirazioni e sogni. Viaggiare con I Tetragonauti significa condividere i nostri valori e obiettivi, ma anche fare un’esperienza di relax e benessere a contatto con il mare, visitare luoghi incantevoli e scoprire come la salute degli oceani sia interconnessa con quella degli ecosistemi terrestri, apprendendo buone pratiche per la costruzione di uno stile di vita più responsabile e sostenibile.
- VIAGGIO DI TURISMO SOLIDALE PER LE AZIENDE: in linea con i principi di inclusione sociale dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e con i valori promossi nel decennio di salvaguardia degli oceani, le aziende che adottano pratiche di CSR si impegnano a migliorare le condizioni socio-economiche delle comunità in cui operano, coinvolgendo i propri clienti e dipendenti. Inserire nei pacchetti di welfare aziendale la possibilità di salpare per una crociera con I Tetragonauti APS consentirà ai dipendenti delle aziende in questione di vivere un’esperienza indimenticabile con amici e familiari, all’insegna del relax, dell’avventura e della sostenibilità!
Ogni donazione all’Associazione godrà dei vantaggi fiscali previsti per legge.
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Reti che si rinnovano per regalare la possibilità di un futuro diverso
Avevo provato un progetto in un maneggio, ma fare tutti i giorni quindici chilometri in bicicletta sotto il sole estivo era un problema, e poi ero terrorizzato dai cavalli, non ne avevo mai visto uno prima. Allora ho provato con i “100 giorni” in mare, ma non ci avevo riposto tanta speranza. Pensavo: perché in tutta Italia dovrebbero accettare proprio me?”.
A parlare è Marco (n.d.: nome di fantasia), un ragazzo proveniente dal circuito penale minorile, alle spalle una storia familiare e personale
travagliata e il desiderio di guardare al futuro con una nuova prospettiva. Si riferisce all’esperienza socio-educativa di tre mesi in barca a vela per adolescenti con un passato difficile organizzata da I Tetragonauti A.P.S., a cui lui ha partecipato grazie al progetto “A scuola per mare”, co-finanziato da Con i Bambini Impresa Sociale. Francesca, psicologa di Centro Koros A.P.S., associazione di Catania e partner di progetto, spiega come Marco è stato selezionato.
“Marco ha origini straniere, proviene da un piccolo paesino in provincia di Palermo, un contesto di estrema povertà educativa e aveva commesso dei piccoli reati. Per questo l’Ufficio Servizi Sociali Minori ce lo aveva segnalato. Di solito cerchiamo di conoscere a fondo i ragazzi, gli educatori de I Tetragonauti vengono sul territorio e facciamo due mesi di preparazione per avvicinarli all’esperienza. In questo caso non c’è stato il tempo, quindi abbiamo chiesto consiglio alla direttrice del centro professionale per elettricisti che Marco stava frequentando e lei ci ha assicurato che nell’ultimo anno Marco era molto cambiato”.
È la storia, questa, di una collaborazione tra vari servizi di welfare e associazioni socio-educative che operano in diversi contesti sul territorio
nazionale e che hanno lavorato assieme per dare una nuova prospettiva di vita a Marco.
Arrivava da un territorio senza stimoli ed era consapevole che il suo problema principale era proprio il suo paese. Aveva voglia di scappare, ma non aveva mai avuto gli strumenti per farlo, né per immaginarsi un futuro diverso”,
racconta Agnese, educatrice de I Tetragonauti.
Quando con Francesca (Centro Koros) dalla Sicilia ha preso prima il treno e poi l’aereo, per lui tutto è stato una prima volta. Parlava solo in dialetto, ma dopo una settimana in barca si relazionava già in italiano (ma anche in romano, ricorda Francesca) con gli altri ragazzi dell’equipaggio.
Quando è salito a bordo non sapeva nuotare, all’inizio nemmeno provava a fare il bagno ed era a disagio quando c’era bel tempo, poi lo ha
fatto prima col salvagente, poi con la muta… Dopodiché ha iniziato un corso di immersione conseguendo il brevetto OVD.
Si è reso conto così che anche le cose che non conosceva potevano essere affascinanti. Non aveva mai letto un libro, ma sulla Lady Lauren,
la barca de I Tetragonauti, c’è una piccola biblioteca e partendo dai libri per bambini ha iniziato a leggere, arrivando a pensare che “i libri sono come la droga, quando inizi non riesci più a smettere”.
“La più grande sfida dei 100 giorni — racconta lui — è stata non fumare canne. Smettere di punto in bianco è stato difficile, ma mi ha aiutato
che in barca c’è sempre qualcosa da fare per tenersi in movimento, anche solo cambiare il sapone nel bagno”.
Gli operatori de I Tetragonauti e di Centro Koros ricordano quanto fossero preoccupati per il suo ritorno in Sicilia. Inizialmente aveva ripreso
ad andare a scuola e spesso aiutava il padre della sua nuova ragazza lavorando come barman. “Questo lo aiutava a non ubriacarsi”
dice Francesca, “e ad immaginarsi nel mondo del lavoro”, spiega Agnese:
La sua difficoltà era accettare che il lavoro potesse essere anche faticoso, per questo in passato lo hanno affascinato attività magari illegali, ma poco affaticanti”
Dopo qualche mese dal suo ritorno a casa Marco ha manifestato nuovamente il desiderio di lasciare la Sicilia e una nuova rete si è messa in
moto per proporgli una nuova esperienza, più responsabilizzante, in occasione dell’ultima parte della sua messa alla prova da minorenne.
La collaborazione decennale tra I Tetragonauti e Centro Koros ha per permesso loro di pensare per Marco a un progetto individualizzato, con
un calendario ben definito.
Durante i 100 giorni di navigazione Marco aveva avuto modo di sviluppare una curiosità per il mondo della nautica, mettendosi a disposizione
del comandante e cercando video su YouTube nell’ora in cui era permesso utilizzare il cellulare. In occasione della sua messa alla prova
avrebbe continuato a nutrire questo interesse lavorando, durante la settimana in un cantiere nautico e svolgendo attività ricreative con
i volontari de I Tetragonauti nel week-end.
Dopo le prime reticenze Marco ha colto l’opportunità. Oggi spiega che rispetto ai “cento giorni” la difficoltà più grande è stata per lui non
avere più un educatore che ti dice, per esempio, di non bere.
Prima avevo dei limiti — dice — mentre ora cerco di tenere da solo dei limiti mentali.”
Oggi Marco cerca ancora di autogestirsi, perché grazie al successo dell’iniziativa, una volta terminata la messa alla prova per i reati commessi
da minore, si è deciso di replicare la proposta per una nuova messa alla prova adulti per reati commessi prima di iniziare il suo
percorso di navigazione. Koros e I Tetragonauti hanno quindi collaborato questa volta sia con UDEPE (l’Ufficio esecuzione generale esterna
per adulti), che ha convalidato il progetto, sia con La Nave di Carta A.P.S., partner storico del territorio di La Spezia.
Il mio obiettivo in cantiere è imparare più cose possibili — spiega — come si cambia un rubinetto, come funziona una barca, i vari tipi di vela, i nodi, ci sta un po’ di tutto… qui un po’ da tutti c’è da imparare, grazie a Francesca (n.d.: psicologa di Koros), ora mi spingo a parlare e raccontare cose, grazie a Marco (n.d.: de La Nave di Carta), so fare i nodi nautici, grazie a Massimo (n.d.: comandante de I Tetragonauti) ho imparato le differenze dei fondali”.
Agnese, de I Tetragonauti, spiega che nel corso del mese trascorso su Oloferne, la barca de La Nave di Carta, Marco ha svolto lavori di
routine in cantiere, ma ha anche accompagnato studenti e ragazzi con disabilità durante escursioni giornaliere. La difficoltà più grande è stata
per lui proprio la conoscenza quotidiana di nuove persone, perché ha sempre avuto difficoltà a relazionarsi con gli altri. Orgoglioso oggi
di raccontare la sua storia, lui stesso ricorda la fatica ad aprirsi nei momenti di condivisione durante i “cento giorni”. In quell’occasione,
durante la settimana di navigazione integrata prevista, aveva anche conosciuto ragazzi non vedenti e relazionarsi con loro era stato per
lui una novità.
Finito il mese con Nave di Carta Marco trascorrerà l’estate nuovamente con I Tetragonauti, svolgendo lavori su Inae (la nuova barca
dell’associazione) e navigando con ragazzi con sindrome di down. Non ne ha mai conosciuti prima d’ora, una nuova avventura si prefigura
all’orizzonte!
La versione originale di questo articolo fa parte del Dossier CNCA Lombardia 2024 “La rete che vale”.
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Un karaoke fa un gruppo di amici. Racconto della navigazione integrata 2024
Porto Torres, Novembre 2024, siamo a metà della navigazione integrata, il periodo di navigazione congiunta tra i ragazzi e le ragazze che prendono parte al progetto “A Scuola Per Mare” e un piccolo gruppo di giovani con disabilità sensoriale o intellettivo relazionali. Insieme ai sei adolescenti destinatari di progetto, quest’anno a bordo ci sono alcuni ragazzi non vedenti o ipo-vedenti. I naviganti decidono di scendere a terra per prendere un gelato. Da un locale poco lontano arrivano le note di “Generale”, la famosa canzone di De Gregori. Mattia, uno dei nuovi arrivati, si emoziona, si blocca, non sa che fare: è una delle canzoni che cantava col padre, venuto a mancare alcuni anni fa. È a bordo da pochi giorni ed ha già legato con alcuni compagni, che gli chiedono “vuoi che entriamo?” Risponde “sì, per favore” e da lì un karaoke diventa l’occasione per fare amicizia “Abbiamo cantato assieme e poi il proprietario del negozio ci ha messo la musica per ballare, abbiamo iniziato a ridere e scherzare assieme e sembravamo un normalissimo gruppo di amici” spiega Mattia.
Quel gruppo di amici, però, non è sempre esistito. La serata a Porto Torres è l’inizio di un’avventura condivisa e oggi, settimane dopo la fine dell’esperienza, Danka, una delle ragazze di A Scuola per Mare, non ha dubbi:
È grazie ai ragazzi non vedenti che siamo diventati un gruppo.”

La creazione di relazioni solide e proficue in barca non è un dato scontato. Antonio, alla sua prima esperienza come comandante con I Tetragonauti, racconta i suoi timori: “Io stesso quando sono arrivato ero preoccupato e mi sono chiesto come sarebbero andate le cose, infilarsi da estraneo in un gruppo già formato non è mai facile. Invece i ragazzi non vedenti hanno portato a bordo un’energia e un’umanità straordinaria e questo ha combaciato con le necessità delle persone che erano già in barca. Alla fine si sono create delle sintonie specifiche tra più persone, ma mai escludenti nei confronti degli altri.”
Mattia, ragazzo non vedente alla sua quarta esperienza con I Tetragonauti, seconda nel corso del progetto “A Scuola per Mare”, spiega che per loro che arrivano “da fuori” è indubbiamente molto bello il fatto di trascorrere del tempo in barca a vela, ma si mette nei panni dei ragazzi che stanno già a bordo, che sono a metà navigazione, e sa che non è detto che apprezzino la loro presenza: “Noi saliamo quando loro stanno già facendo un percorso di cambiamento lontano da amici e familiari, hanno delle regole da rispettare, mentre noi abbiamo, per esempio, sempre il telefono a disposizione. Potrebbero provare risentimento nei nostri confronti”.
D’altro lato, i sei ragazzi che partecipavano al progetto non si erano mai relazionati in maniera così assidua con persone non vedenti ed erano intimoriti dalle diversità. Dopo pochissimo, però, hanno dovuto ricredersi sul loro giudizio. Uno di loro racconta:
quando li ho visti per la prima volta ho pensato ‘questi qua non sapranno fare niente e dovremmo fare tutto noi’, invece non è stato assolutamente vero… anzi, li abbiamo aiutati a camminare sulle rocce, ma penso che abbiano aiutato più loro a me in quei cinque giorni, che io loro!”




Alcuni momenti di “gioco” sulle diversità, il corso di rianimazione polmonare organizzato per la prima dalla nostra volontaria Daniela anche per ragazzi non vedenti e un momento di trekking a terra
Ognuno sale in barca con la sua storia e le sue difficoltà, ma supportare l’altro e accettare l’aiuto altrui è la chiave di volta per vivere bene l’esperienza. Andrea, un giovane uomo con problemi alla vista che aveva già partecipato lo scorso anno alla navigazione integrata, ricorda che era ritornato a casa con un problema di pressione agli occhi dovuta alla troppa luce in mare aperto:
“la gestione della luce d’estate era diventata una preoccupazione costante e per questo quando mi è stato chiesto di tornare in barca quest’anno ho pensato ‘non posso dire di no, devo chiudere il cerchio e superare questa cosa’. Non vi nascondo che i primi due giorni ero un po’ in difficoltà, mi volevo esporre alla luce per abituarmi, ma allo stesso tempo avevo l’ansia. Ho apprezzato molto che il gruppo dei ragazzi non lo ha dato molto a vedere, mi hanno accolto nonostante io non stessi proprio in formissima e grazie a questa esperienza mi sono riappropriato del mare.”
Come spiega Mattia la vita in barca mette a dura prova, è un ambiente relativamente piccolo e ti “obbliga ad ascoltare e comunicare”. Se a lui hanno colpito i racconti di cambiamento personale alla fine dell’esperienza dei ragazzi che hanno partecipato a “A Scuola per Mare”(link) dovute alle loro difficoltà di socializzazione, Giovanni al contempo racconta: “alcuni dei ragazzi non vedenti mi hanno raccontato le loro storie e sono abbastanza toste. Ho capito che i problemi della vita certe volte non sono davvero problemi, li creiamo noi, ringrazio di averli incontrati e di averlo capito.”
Antonio, osservatore esterno di questi legami che si andavano creando, ci tiene a ricordare che il gruppo che si è creato non era un gruppo unitario e monolitico Alcuni eventi hanno fatto sì che l’umore a bordo fosse positivo e proprio grazie ad una sua intuizione tutti hanno potuto collezionare uno dei ricordi più belli.

C’è stata questa giornata particolarmente tranquilla, molto poco ventosa, e navigare senza poter sentire il vento per una persona non vedente può essere complicato. Uno dei ragazzi non vedenti mi ha spiegato che un’applicazione poteva supportarli nel far fronte a questa difficoltà e così ho pensato ‘ma perché non farlo fare ad una persona?”
La Lady Lauren, la barca dei Tetragonauti, si trovava all’imboccatura del temuto Stretto dei Fornelli, un canale tra Asinara e Isola Piana, rinomata per la difficoltà di attraversamento, ma Antonio ha pensato che con un po’ di organizzazione sarebbe stato possibile organizzare un gioco collaborativo. Ha chiesto all’ educatrice e alle volontaria a bordo di posizionarsi in una posizione strategica per avere una buona visuale sulla rotta e ha formato delle coppie tra ragazzi vedenti e non vedenti: il primo aveva il compito di guardare la bussola, leggere i gradi e comunicare la rotta e il secondo, invece, tenere il timore. Andrea, che si è trovato a sostituire un’app con un’amica, conclude:
Read Moreè stato molto figo! In realtà abbiamo fatto tutto molto in sicurezza, ma c’era tensione da parte di tutti, è calato il silenzio ed eravamo concentratissimi perché insomma, potevamo anche sbagliare! Invece l’abbiamo portata a casa, abbiamo acquisito fiducia e siamo diventati un vero gruppo, un vero equipaggio.”

Un’alleanza con sé stessi costruita nel rapporto con gli altri: l’esperienza dei ragazzi di #ascuolapermare
Stare in gruppo. Condividere il tempo con l’altro, conoscere degli estranei e non senza farsi spaventare dalle diversità. Questo è ciò che quest’anno si portano a casa i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato a “A Scuola per Mare”, il nostro servizio di Comunità Educativa Navigante per il contrasto alla povertà educativa, all’abbandono e alla dispersione scolastica di adolescenti anche con precedenti penali.
La mia ricompensa in questa esperienza è me stesso, essere cambiato.”
Spiega uno dei ragazzi saliti a bordo. “È vedere le persone in un altro modo, non pensare più che se gli altri piacciono cose che a me non piacciono o pensano cose che io non penso io devo giudicarli, posso comunque comunicare con loro. Non è che se sono diversi da me sono per forza strani, ho capito che va bene lo stesso”.




Lui e altri cinque ragazzi e ragazze hanno preso parte ad una navigazione lunga iniziata il 27 Agosto terminata 20 Novembre, un viaggio che li ha portati in Toscana, Liguria, Campania e Sicilia, ma anche e soprattutto un viaggio di introspezione individuale. Tutti arrivavano da storie di vulnerabilità sociale e da difficoltà di socializzazione. Kiki si racconta come una ragazza che prima dell’esperienza “stava molto nel suo, non aveva voglia di fare niente”, mentre Danka dice “non mi piaceva stare con altra gente, ma solo col mio gruppo di amici.” Danka e Kiki, invece, a bordo si sono conosciute, e anche se non erano amiche lo sono diventate, finendo per supportarsi vicendevolmente e fare assieme un bel po’ di cose.
Adesso è come se Danka fosse per me una sorella minore, lei mi ha dato la sua amicizia e le sue parole per sostenermi, anche nelle piccole cose”
spiega Kiki. “Sin da quando siamo montate sul furgoncino che da Milano ci ha portato in Toscana, ci siamo subito guardate e ci siamo dette che non sopportavamo nessuno… ma ho pensato che se mi fossi trovata male, ci sarebbe stata comunque lei”, racconta Danka.

Alcuni già conoscevano l’esperienza della comunità e hanno scelto “A Scuola per Mare” perché “fa la differenza, svegliarsi e vedere il mare o vedere la nebbia di Pavia”, mentre altri perché 85 giorni sono sì un periodo lungo, ma abbastanza breve per essere una prova prima di entrare in una comunità stanziale. Tuttavia, lasciare casa per due mesi e mezzo per un ambiente così diverso, una barca a vela, è stato per tutti un momento difficoltoso e di passaggio.
Il timore dei genitori durante la loro partenza, la paura di annegare per chi non sapeva nuotare, gli amici che volevano che tornassero, l’angoscia per i fratelli più piccoli e per i familiari lasciati a casa, la difficoltà a non poter utilizzare senza limiti il cellulare per rimanere in contatto col proprio mondo, il fastidio nell’accettazione di nuove regole per il mantenimento della pulizia e del quieto vivere a bordo… Le preoccupazioni sono state le principali avversarie che i ragazzi e le ragazze hanno dovuto superare durante i primi tempi in barca. Tutti hanno pensato di abbandonare, ma il ruolo degli educatori, la forza della condivisione nelle difficoltà e un percorso di crescita personale ha fatto loro cambiare idea. I momenti di riflessione, con gli educatori e la psicologa, inizialmente sembravano loro troppo stressanti, ma una volta a terra, a fine esperienza, tutti confessano che in cabina continuavano a pensare a quanto detto sulla vita, sul mettersi in gioco e sulla legalità. Parlando di un’educatrice una ragazza racconta:
È stata lei che mi ha dato la forza di andare avanti e non abbandonate il progetto, non mi ha mai detto ‘devi provarci’, ma sempre ‘puoi provarci’. Parlando con lei ho riflettuto molto e sono cambiata”.

Due mesi e mezzo sono stati sufficienti affinché i ragazzi e le ragazze a bordo iniziassero così un percorso di crescita personale. Alcuni hanno dovuto fare i conti con le crisi nervose da cui sono stati colti in barca, altri con la rabbia e col desiderio di prevaricare i compagni che li ha messi a dura prova, altri ancora si sono fatti forza per superare le proprie insicurezze. Uno dei ragazzi a bordo racconta di un’alleanza un po’ altalenante con sé stesso: “A volte non mi è piaciuta la posizione che prendevo, mi sono reso conto che non ero in grado di capire i problemi degli altri e mi sentivo solo, c’era questa persona dentro di me che mi ostacolava… ma ho capito che quando stavo così potevo contare sui compagni e allearmi con me stesso solo quando ero contento di stare con loro”.
Nella speranza di stringere legami nuovi e più sinceri con chi li aspetta a casa, una volta tornati a terra, tra i consigli a I Tetragonauti del futuro tutti dicono di non mollare, di tenere duro e lavorar su stessi, cercando di allearsi con la parte di sé che più apprezziamo e di combattere le cattive abitudini.
Se siete stati scelti per essere qui vuol dire che potete farcela. Io sono felice perché sono riuscito a fare il primo passo, ma sarò ancora più felice quando riuscirò a mantenere questa nuova mentalità. È una grande sfida, c’è ancora un grande cammino fare.”
Dice un ragazzo sceso dalla Lady l’ultimo giorno di navigazione. Le fanno eco le parole di una ragazza, che frastornata non vede l’ora di accogliere il futuro:
Sono così piena di emozioni che non le so descrivere, sono triste perché mi mancheranno tutti, ma sono anche felice perché ho conosciuto una nuova me, ora sono più sicura di me stessa e non vedo l’ora di conoscere tante nuove cose di me stessa!”


Pippo Fava, la storia di anti-mafia di un gran lavoratore
Quando mi è stato proposto di guardare il film sulla storia di Pippo Fava io non sapevo chi fosse, ma è grazie a persone come lui, che si sono opposte alla mafia e con coraggio hanno vissuto la loro vita fino alla fine seguendo i propri valori, che c’è speranza.”
Queste sono le parole di uno dei ragazzi che ha preso parte all’esperienza “A Scuola per Mare”, 85 giorni di navigazione per ragazzi provenienti da contesti di povertà educativa e con alle spalle storie di abbandono scolastico e/o esperienze di illegalità. Ogni anno Francesca, la psicologa dell’Associazione Koros, nostro partner, sale in barca in più periodi per supportare gli adolescenti a bordo. Quest’anno Francesca ha rivestito un ruolo nuovo nel portare in barca un pezzo della sua storia familiare, poiché i ragazzi hanno avuto l’opportunità di vedere un film che raccontava la storia di antimafia e giornalismo civico di suo nonno, Giuseppe Fava.
Non volevo che arrivassero al film poco preparati, quindi prima di iniziare la visione ho raccontato loro quello che è stato raccontato a me, cioè che mio nonno era una persona di grande umanità, un gran lavoratore, e un giornalista che è stato ucciso dalla mafia.”
Giuseppe Fava, detto “Pippo”, era uno che intendeva far bene il proprio mestiere. Viveva nella Sicilia del dopoguerra e aveva studiato per diventare avvocato. Negli anni ’80 gli avevano affidato la direzione del giornale di cui era stato caporedattore denunciando le collusioni tra potere politico, potere economico e potere mafioso. Facendo nomi e cognomi aveva iniziato a dare sfogo a un’esigenza che lo aveva contraddistinto per tutta la vita, raccontare, e a sfondare così il muro di omertà che era stato eretto a Catania, dove la mafia non si “credeva” ancora esistesse. Una volta licenziato a causa dei suoi articoli, Pippo Fava fondò “I silciliani”, giornale anti-mafioso che – racconta Francesca – “aiutava a rendere visibile anche a Roma e a Milano quello stava nascosto a Catania”.
Ironico e innamorato della vita, saggista, drammaturgo, pittore e speaker radiofonico, Pippo Fava è stato uno dei più grandi intellettuali della seconda metà del ‘900 e la sua storia è stata simbolo di rettitudine morale, impegno civile e responsabilità per i ragazzi che l’hanno conosciuta quest’anno a bordo della Lady Lauren, la barca dei Tetragonauti.
Affinché la sua memoria non venisse dimenticata, vent’anni fa la madre di Francesca ha fondato la Fondazione Giuseppe Fava. Grazie alla Fondazione le opere e le trasmissioni radiofoniche di Giuseppe Fava sono state ripubblicate, i suoi quadri messi in mostra e un podcast racconta la sua storia e quella di Catania. Oggi Francesca è presidente della Fondazione che porta il nome del nonno e viaggia in tutta Italia per parlare alle nuove generazioni, nelle scuole e durante i momenti pubblici. Così ha fatto ai nostri ragazzi:
Ho cercato di spiegare loro che la storia di una vittima può diventare una storia di testimonianza e che non bisogna chiamare eroi le vittime di mafia, ma considerarle come persone che hanno fatto bene il loro lavoro.”
Il 5 Gennaio 1994 Pippo stava andando a prendere la nipotina Francesca al Teatro Stabile, dove lei, seguendo l’interesse teatrale del nonno, faceva le prove per l’unica esperienza di recitazione della sua vita. Durante quel tragitto, una settimana dopo aver rilasciato in diretta televisiva nazionale una famosa intervista in cui raccontava quarant’anni di giornalismo, Pippo Fava è stato ucciso dalla mafia. Dopo aver visto il film sulla sua storia i ragazzi e le ragazze di A Scuola per Mare, hanno chiesto a Francesca, sua nipote, di poter vedere l’intervista che lo ha condannato.
Read MoreÈ stato un momento che è durato più giorni e per me raccontare loro questa storia è stato strano – spiega Francesca – di solito la psicologa non si apre con i suoi pazienti, ma volevo parlare loro di qualcosa che potesse essere motivo di scambio e ispirazione. Non abbiamo parlato di giusto e sbagliato, ma di cosa significa rispettare la legge e fare bene il proprio lavoro, in questo caso il giornalista, perché la storia di Pippo Fava ci riguarda tutti”

