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18 Dicembre 2024 by Mariachiara-tetra adolescenza, barca a vela, disabilità, dispersione scolastica, estate, Uncategorized 0 comments

Un karaoke fa un gruppo di amici. Racconto della navigazione integrata 2024

Porto Torres, Novembre 2024, siamo a metà della navigazione integrata, il periodo di navigazione congiunta tra i ragazzi e le ragazze che prendono parte al progetto “A Scuola Per Mare” e un piccolo gruppo di giovani con disabilità sensoriale o intellettivo relazionali. Insieme ai sei adolescenti destinatari di progetto, quest’anno a bordo ci sono alcuni ragazzi non vedenti o ipo-vedenti. I naviganti decidono di scendere a terra per prendere un gelato. Da un locale poco lontano arrivano le note di “Generale”, la famosa canzone di De Gregori. Mattia, uno dei nuovi arrivati, si emoziona, si blocca, non sa che fare: è una delle canzoni che cantava col padre, venuto a mancare alcuni anni fa. È a bordo da pochi giorni ed ha già legato con alcuni compagni, che gli chiedono “vuoi che entriamo?” Risponde “sì, per favore” e da lì un karaoke diventa l’occasione per fare amicizia “Abbiamo cantato assieme e poi il proprietario del negozio ci ha messo la musica per ballare, abbiamo iniziato a ridere e scherzare assieme e sembravamo un normalissimo gruppo di amici” spiega Mattia.

Quel gruppo di amici, però, non è sempre esistito. La serata a Porto Torres è l’inizio di un’avventura condivisa e oggi, settimane dopo la fine dell’esperienza, Danka, una delle ragazze di A Scuola per Mare, non ha dubbi:

È grazie ai ragazzi non vedenti che siamo diventati un gruppo.”

La creazione di relazioni solide e proficue in barca non è un dato scontato. Antonio, alla sua prima esperienza come comandante con I Tetragonauti, racconta i suoi timori: “Io stesso quando sono arrivato ero preoccupato e mi sono chiesto come sarebbero andate le cose, infilarsi da estraneo in un gruppo già formato non è mai facile. Invece i ragazzi non vedenti hanno portato a bordo un’energia e un’umanità straordinaria e questo ha combaciato con le necessità delle persone che erano già in barca. Alla fine si sono create delle sintonie specifiche tra più persone, ma mai escludenti nei confronti degli altri.”

Mattia, ragazzo non vedente alla sua quarta esperienza con I Tetragonauti, seconda nel corso del progetto “A Scuola per Mare”, spiega che per loro che arrivano “da fuori” è indubbiamente molto bello il fatto di trascorrere del tempo in barca a vela, ma si mette nei panni dei ragazzi che stanno già a bordo, che sono a metà navigazione, e sa che non è detto che apprezzino la loro presenza: “Noi saliamo quando loro stanno già facendo un percorso di cambiamento lontano da amici e familiari, hanno delle regole da rispettare, mentre noi abbiamo, per esempio, sempre il telefono a disposizione. Potrebbero provare risentimento nei nostri confronti”.

D’altro lato, i sei ragazzi che partecipavano al progetto non si erano mai relazionati in maniera così assidua con persone non vedenti ed erano intimoriti dalle diversità. Dopo pochissimo, però, hanno dovuto ricredersi sul loro giudizio. Uno di loro racconta:

quando li ho visti per la prima volta ho pensato ‘questi qua non sapranno fare niente e dovremmo fare tutto noi’, invece non è stato assolutamente vero… anzi, li abbiamo aiutati a camminare sulle rocce, ma penso che abbiano aiutato più loro a me in quei cinque giorni, che io loro!”

Alcuni momenti di “gioco” sulle diversità, il corso di rianimazione polmonare organizzato per la prima dalla nostra volontaria Daniela anche per ragazzi non vedenti e un momento di trekking a terra

Ognuno sale in barca con la sua storia e le sue difficoltà, ma supportare l’altro e accettare l’aiuto altrui è la chiave di volta per vivere bene l’esperienza. Andrea, un giovane uomo con problemi alla vista che aveva già partecipato lo scorso anno alla navigazione integrata, ricorda che era ritornato a casa con un problema di pressione agli occhi dovuta alla troppa luce in mare aperto:

“la gestione della luce d’estate era diventata una preoccupazione costante e per questo quando mi è stato chiesto di tornare in barca quest’anno ho pensato ‘non posso dire di no, devo chiudere il cerchio e superare questa cosa’. Non vi nascondo che i primi due giorni ero un po’ in difficoltà, mi volevo esporre alla luce per abituarmi, ma allo stesso tempo avevo l’ansia. Ho apprezzato molto che il gruppo dei ragazzi non lo ha dato molto a vedere, mi hanno accolto nonostante io non stessi proprio in formissima e grazie a questa esperienza mi sono riappropriato del mare.”

Come spiega Mattia la vita in barca mette a dura prova, è un ambiente relativamente piccolo e ti “obbliga ad ascoltare e comunicare”. Se a lui hanno colpito i racconti di cambiamento personale alla fine dell’esperienza dei ragazzi che hanno partecipato a “A Scuola per Mare”(link) dovute alle loro difficoltà di socializzazione, Giovanni al contempo racconta: “alcuni dei ragazzi non vedenti mi hanno raccontato le loro storie e sono abbastanza toste. Ho capito che i problemi della vita certe volte non sono davvero problemi, li creiamo noi, ringrazio di averli incontrati e di averlo capito.”

Antonio, osservatore esterno di questi legami che si andavano creando, ci tiene a ricordare che il gruppo che si è creato non era un gruppo unitario e monolitico Alcuni eventi hanno fatto sì che l’umore a bordo fosse positivo e proprio grazie ad una sua intuizione tutti hanno potuto collezionare uno dei ricordi più belli.

C’è stata questa giornata particolarmente tranquilla, molto poco ventosa, e navigare senza poter sentire il vento per una persona non vedente può essere complicato. Uno dei ragazzi non vedenti mi ha spiegato che un’applicazione poteva supportarli nel far fronte a questa difficoltà e così ho pensato ‘ma perché non farlo fare ad una persona?”

La Lady Lauren, la barca dei Tetragonauti, si trovava all’imboccatura del temuto Stretto dei Fornelli, un canale tra Asinara e Isola Piana, rinomata per la difficoltà di attraversamento, ma Antonio ha pensato che con un po’ di organizzazione sarebbe stato possibile organizzare un gioco collaborativo. Ha chiesto all’ educatrice e alle volontaria a bordo di posizionarsi in una posizione strategica per avere una buona visuale sulla rotta e ha formato delle coppie tra ragazzi vedenti e non vedenti: il primo aveva il compito di guardare la bussola, leggere i gradi e comunicare la rotta e il secondo, invece, tenere il timore. Andrea, che si è trovato a sostituire un’app con un’amica, conclude:

è stato molto figo! In realtà abbiamo fatto tutto molto in sicurezza, ma c’era tensione da parte di tutti, è calato il silenzio ed eravamo concentratissimi perché insomma, potevamo anche sbagliare! Invece l’abbiamo portata a casa, abbiamo acquisito fiducia e siamo diventati un vero gruppo, un vero equipaggio.”

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