
Un’alleanza con sé stessi costruita nel rapporto con gli altri: l’esperienza dei ragazzi di #ascuolapermare
Stare in gruppo. Condividere il tempo con l’altro, conoscere degli estranei e non senza farsi spaventare dalle diversità. Questo è ciò che quest’anno si portano a casa i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato a “A Scuola per Mare”, il nostro servizio di Comunità Educativa Navigante per il contrasto alla povertà educativa, all’abbandono e alla dispersione scolastica di adolescenti anche con precedenti penali.
La mia ricompensa in questa esperienza è me stesso, essere cambiato.”
Spiega uno dei ragazzi saliti a bordo. “È vedere le persone in un altro modo, non pensare più che se gli altri piacciono cose che a me non piacciono o pensano cose che io non penso io devo giudicarli, posso comunque comunicare con loro. Non è che se sono diversi da me sono per forza strani, ho capito che va bene lo stesso”.




Lui e altri cinque ragazzi e ragazze hanno preso parte ad una navigazione lunga iniziata il 27 Agosto terminata 20 Novembre, un viaggio che li ha portati in Toscana, Liguria, Campania e Sicilia, ma anche e soprattutto un viaggio di introspezione individuale. Tutti arrivavano da storie di vulnerabilità sociale e da difficoltà di socializzazione. Kiki si racconta come una ragazza che prima dell’esperienza “stava molto nel suo, non aveva voglia di fare niente”, mentre Danka dice “non mi piaceva stare con altra gente, ma solo col mio gruppo di amici.” Danka e Kiki, invece, a bordo si sono conosciute, e anche se non erano amiche lo sono diventate, finendo per supportarsi vicendevolmente e fare assieme un bel po’ di cose.
Adesso è come se Danka fosse per me una sorella minore, lei mi ha dato la sua amicizia e le sue parole per sostenermi, anche nelle piccole cose”
spiega Kiki. “Sin da quando siamo montate sul furgoncino che da Milano ci ha portato in Toscana, ci siamo subito guardate e ci siamo dette che non sopportavamo nessuno… ma ho pensato che se mi fossi trovata male, ci sarebbe stata comunque lei”, racconta Danka.

Alcuni già conoscevano l’esperienza della comunità e hanno scelto “A Scuola per Mare” perché “fa la differenza, svegliarsi e vedere il mare o vedere la nebbia di Pavia”, mentre altri perché 85 giorni sono sì un periodo lungo, ma abbastanza breve per essere una prova prima di entrare in una comunità stanziale. Tuttavia, lasciare casa per due mesi e mezzo per un ambiente così diverso, una barca a vela, è stato per tutti un momento difficoltoso e di passaggio.
Il timore dei genitori durante la loro partenza, la paura di annegare per chi non sapeva nuotare, gli amici che volevano che tornassero, l’angoscia per i fratelli più piccoli e per i familiari lasciati a casa, la difficoltà a non poter utilizzare senza limiti il cellulare per rimanere in contatto col proprio mondo, il fastidio nell’accettazione di nuove regole per il mantenimento della pulizia e del quieto vivere a bordo… Le preoccupazioni sono state le principali avversarie che i ragazzi e le ragazze hanno dovuto superare durante i primi tempi in barca. Tutti hanno pensato di abbandonare, ma il ruolo degli educatori, la forza della condivisione nelle difficoltà e un percorso di crescita personale ha fatto loro cambiare idea. I momenti di riflessione, con gli educatori e la psicologa, inizialmente sembravano loro troppo stressanti, ma una volta a terra, a fine esperienza, tutti confessano che in cabina continuavano a pensare a quanto detto sulla vita, sul mettersi in gioco e sulla legalità. Parlando di un’educatrice una ragazza racconta:
È stata lei che mi ha dato la forza di andare avanti e non abbandonate il progetto, non mi ha mai detto ‘devi provarci’, ma sempre ‘puoi provarci’. Parlando con lei ho riflettuto molto e sono cambiata”.

Due mesi e mezzo sono stati sufficienti affinché i ragazzi e le ragazze a bordo iniziassero così un percorso di crescita personale. Alcuni hanno dovuto fare i conti con le crisi nervose da cui sono stati colti in barca, altri con la rabbia e col desiderio di prevaricare i compagni che li ha messi a dura prova, altri ancora si sono fatti forza per superare le proprie insicurezze. Uno dei ragazzi a bordo racconta di un’alleanza un po’ altalenante con sé stesso: “A volte non mi è piaciuta la posizione che prendevo, mi sono reso conto che non ero in grado di capire i problemi degli altri e mi sentivo solo, c’era questa persona dentro di me che mi ostacolava… ma ho capito che quando stavo così potevo contare sui compagni e allearmi con me stesso solo quando ero contento di stare con loro”.
Nella speranza di stringere legami nuovi e più sinceri con chi li aspetta a casa, una volta tornati a terra, tra i consigli a I Tetragonauti del futuro tutti dicono di non mollare, di tenere duro e lavorar su stessi, cercando di allearsi con la parte di sé che più apprezziamo e di combattere le cattive abitudini.
Se siete stati scelti per essere qui vuol dire che potete farcela. Io sono felice perché sono riuscito a fare il primo passo, ma sarò ancora più felice quando riuscirò a mantenere questa nuova mentalità. È una grande sfida, c’è ancora un grande cammino fare.”
Dice un ragazzo sceso dalla Lady l’ultimo giorno di navigazione. Le fanno eco le parole di una ragazza, che frastornata non vede l’ora di accogliere il futuro:
Sono così piena di emozioni che non le so descrivere, sono triste perché mi mancheranno tutti, ma sono anche felice perché ho conosciuto una nuova me, ora sono più sicura di me stessa e non vedo l’ora di conoscere tante nuove cose di me stessa!”






