
Come accompagnare naviganti con vulnerabilità: si è tenuta a Genova una formazione per imparare a essere buoni volontari.
Svegliarsi in barca col rumore dell’acqua in sottofondo è davvero rilassante, dopo queste poche ore ho proprio voglia di immergermi nei progetti, non vedo l’ora di salire e navigare!”
Così Cecilia, una dei nuovi volontari in formazione lo scorso week-end a Genova, ha aperto di brainstorming finale l’ultimo giorno.
Cecilia, assieme ad altri quattro nuovi volontari e vari volontari “senior” – gli storici che supportano l’Associazione da anni, ognuno offrendosi con le proprie competenze e interessi – ha partecipato ad una due giorni ricca ed entusiasmante con l’obiettivo di avere un primo approccio con l’Associazione e con La Lady Lauren, la barca a vela su cui Cecilia salirà presto come volontaria. Se la giornata di sabato si è svolta presso lo spazio co-working offerto da una nostra volontaria genovese, il pranzo, la sera di sabato sera, la notte e la domenica mattina sono infatti trascorsi proprio in barca.




Le prime ore assieme, in particolare, sono state dedicate ad un racconto della nostra mission da parte del Presidente e a uno scambio sulle motivazioni che guidano l’operato di un volontario guidato dalla referente volontari, Francesca Merlini. Spostatisi poi sulla Lady, ormeggiata al porto di Genova, dopo aver supportato il comandante nel lavoro manuale necessario per montare le vele per la stagione – così da rendersi conto che il lavoro di un volontario è, anche lavoro logistico e poco poetico, ma utile e necessario affinché le navigazioni possano avere luogo – un pranzo condiviso a base di ricotta e mozzarella, focaccia ligure e tante verdure è stata l’occasione per rifocillarsi.




Il pomeriggio, tornati al coworking, è stato invece dedicato prima a una discussione sul senso, la necessità e gli strumenti utili per comunicare all’esterno l’attività in barca e poi al mini corso BSLD (Basic Life Support and Defibrillation, una formazione sulle manovre di rianimazione cardiopolmonare e l’utilizzo del defibrillatore semiautomatico in caso di arresto cardiaco) gestito dalla nostra volontaria Daniela XXX.
La notte, poi, alcuni dei volontari hanno dormito assieme in barca e per i nuovi è stata l’occasione per rendersi conto che “in spazi così stretti o ti strangoli oppure vai molto d’accordo” – come scherzando ha esclamato Niccolò. I volontari senior lo hanno rassicurato:
è difficile che ti strangoli, in barca si crea una bolla e accadono cose strane, la vicinanza e le relazioni umane diventano un modo per crescere assieme”.

Tra i tanti temi che sono stati toccati durante il momento di restituzione dell’ultimo giorno è stato sollevata la questione della ricerca di un equilibrio tra il desiderio di supportare i giovani vulnerabili che salgono a bordo durante i progetti, incentivando la loro capacità di mettersi in gioco, e la necessità di essere in grado di gestire le situazioni della quotidianità con fermezza e tempi rapidi.
A volte ci sono adolescenti che sanno usare molto bene il telefono ma non sanno tagliare una patata. – ha detto Daniela – Nella vita di tutti i giorni diventa difficile lasciarli sperimentare, ma bisogna sempre ricordarsi di non lasciarsi vincere dall’ansia e dai tempi stretti della navigazione e di non escluderli.”
Come quando durante la navigazione integrata dello scorso anno un gruppo di ragazzi ipovedenti, col supporto di altri ragazzi naviganti senza disabilità visiva e la supervisione del comandante e dei volontari, hanno preso il timone allo Stretto dei Fornelli: un momento significativo (qua trovi il racconto di chi lo ha vissuto) che gli storici volontari de I Tetragonauti hanno ricordato con emozione! Oppure, ancora, un’esperienza simile l’ha raccontata Francesca, che ha rammentato l’imbarco con un giovane ipovedente che nei turni di lavoro in cucina desiderava con tutto sé stesso tagliare le verdure.
Io ero in gran difficoltà – spiega – perché non sempre riusciva senza farsi male, eppure mi sono detta che dovevo sì aiutarlo, ma senza sostituirlo. Spesso le persone con disabilità che salgono con noi non sono viste dalla società, oppure sono troppo viste e protette da chi vuole loro bene. Magari quel ragazzo a casa non aveva mai tagliato una carota… e ho realizzato che anche quello poteva essere, per lui, un apprendimento, una sfida, un fattore di crescita che si portava a casa una volta sceso a terra.”


Un po’ intimoriti dall’idea di essere un modello educativo, ma rincuorati dall’idea che essere un buon volontario significa semplicemente esserci, vedere le persone con vulnerabilità che prendono parte ai progetti de I Tetragonauti e accompagnarli a modo nostro nell’esperienza, i giovani nuovi volontari Tetragonauti hanno lasciato la Lady Lauren pieni del desiderio di tornarci prima possibile. Che sia dando il proprio contributo con una partita a scacchi, con una buona pasta al tonno, con una chiacchierata o con una nuotata in mare aperto ciò non importa, perché il buon volontario porta in barca sé stesso, le proprie passioni, la propria sensibilità e le proprie capacità.
Se sei interessato a fare un’esperienza di volontariato contatta Francesca Merlini, la nostra referente volontari (333 464 7373) e seguici per conoscere più da vicino le storie personali dei nostri storici volontari*!





